Quest'estate, tra le coste europee, di onde buone se ne sono viste poche. Vento, mare piatto, giornate moscia... il classico repertorio di quando il surf non regala niente. Ed è proprio in queste condizioni che abbiamo deciso di testare la nuova The Solution di Channel Islands, shape firmato Britt Merrick.
La surfboard, in breve
Britt l'ha disegnata pensando a chi, come lui a Santa Barbara o come i surfisti della East Coast americana, si trova più spesso davanti a onde deboli che a onde perfette. Non è un semplice restyling della Better Everyday con più volume: è un template nuovo di zecca, nato durante un viaggio di sviluppo in Messico, con outline e rocker mai visti prima nella gamma CI.
All'occhio, The Solution si presenta con un nose molto tirato e un tail largo e arrotondato, che aumenta la superficie di planata. Sotto, un concavo che passa da single a double verso la coda tiene la tavola viva e reattiva. E poi ci sono le 5 box pinne — il vero jolly di questa surfboard, che permette di montarla thruster, quad o 2+1 a seconda dell'umore e delle condizioni.
Un dettaglio che ci ha strappato un sorriso: nascoste tra il logo e le patch di coda ci sono piccole grafiche giocose — Bigfoot, alieni, UFO. Un tocco ironico su una tavola che, in acqua, fa sul serio.
Dimensioni e volume: la nostra scelta
Per il test abbiamo scelto una 5'7" x 19 3/4 x 2 1/2, 29.5 litri, con box Futures — presa con circa 2 litri in più rispetto a quello a cui siamo normalmente abituati.
Con il senno di poi, però, quei litri extra non sono necessari. Come accennato sopra, The Solution non galleggia da sola sull'onda: va lavorata, pompata, spinta attivamente per generare velocità. Non è quindi una tavola pensata per prendere più onde con meno sforzo grazie al volume, come succederebbe su una vera groveler.
Lo scopo di questo modello preso con il litraggio giusto, quello abituale è un altro: permettervi di continuare ad allenarvi anche quando le condizioni non lo consentirebbero. Manovre, pumping, lavoro di gambe: tutto quello che normalmente si allena solo con un minimo di spinta dell'onda, con The Solution si può continuare a praticare anche nelle giornate più moscia. È una tavola da allenamento tecnico, non da "raccolta onde" facilitata.
Come l'abbiamo testata
Abbiamo montato The Solution in due configurazioni diverse:
- Thruster, provando sia pinne aggressive che pinne con pivot più marcato
- 2+1, con Mark Richards + stabilizzatore e, in un'altra sessione, Aipa + stabilizzatore
Le condizioni incontrate sono state varie: dal ginocchio alla spalla, con qualche onda occasionale sopra la testa.
Le nostre impressioni
Prima cosa che si nota: la partenza. Basta una pagaiata — una sola — per essere già in take off, anche su onde che a stento si potrebbero chiamare tali. Su questo The Solution non delude: è probabilmente il suo punto più forte.
Una volta in piedi, però, non aspettatevi che la velocità arrivi da sola fino alla fine dell'onda. Qui la surfboard dice chiaramente la sua identità: non è una groveler nel senso pieno del termine. Appena ci si alza, bisogna iniziare subito a pompare per mantenere lo speed, soprattutto se l'obiettivo è arrivare con energia sufficiente per chiudere con una manovra. Il tail largo può ingannare a prima vista, ma l'outline resta tirato e la tavola si comporta più da shortboard vera e propria che da tavola "facile".
Ci ha sorpreso positivamente anche su onde più potenti, dove ci aspettavamo qualche difficoltà: The Solution tiene bene, senza sembrare fuori posto.
La cofigurazione delle pinne:
In thruster, il setup che ci ha convinto di più è stato con pinne pivot futures P6 la tavola risponde in modo più naturale, con una virata che si sente più fluida rispetto alle pinne aggressive.
In 2+1, invece, cambia proprio il carattere della surfboard: la gestione della velocità è nettamente migliore e, complessivamente, si va più veloci lungo tutta l'onda. Se dovessimo scegliere una configurazione per le giornate davvero deboli, andremmo su questa.
In conclusione
The Solution non prova a essere una tavola per tutte le condizioni. È pensata per fare bene una cosa precisa — le onde piccole e deboli — e la fa bene, senza rinunciare a un carattere da shortboard vera. La possibilità di cambiare setup pinne in base al giorno è probabilmente il suo punto di forza maggiore, insieme a un approccio al volume diverso dal solito: qui i litri extra non servono a prendere più onde, ma a darti margine per lavorare meglio la tavola e migliorare il tuo stile anche quando il mare non collabora.
Se le vostre giornate di surf assomigliano più spesso a un mare piatto e ventoso che a un contest da rivista, questa Channel Islands surfboard merita davvero una prova.