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LA (MIA) STORIA DEL KITESURF

La (mia) storia del Kitesurf
La (mia) storia del Kitesurf

Il Kitesurf è uno sport recente, inventato fra la Francia e le Hawaii alla fine degli anni 90 e in appena 20 anni di storia di strada ne è stata fatta, parecchia. Io ho vissuto in prima persona una buona parte di questa storia, per questo ho deciso di raccontare come ho vissuto in prima persona l'evoluzione di questo sport e cosa mi aspetto per il futuro. 

Amore a prima vista

La prima volta che ho visto fare kitesurf è stato alle spiagge bianche a Vada verso la fine dell'estate del 2001. Si trattava di due kiters che cercavano di fare i primi salti e ne rimasi letteralmente affascinata. Con me c'era Sergio e quello fu il momento in cui decidemmo che dovevamo assolutamente provare. Cercammo un corso in zona ma senza successo (solo più tardi ho scoperto che Zac in quel periodo faceva già dei corsi alle spiagge biache) così decidemmo di andare a Fuerteventura per imparare. Perché Fuerteventura? Perchè a Fuerteventura la spiaggia di Sotavento era già una destinazione rinomata per il windsurf grazie all'altissima percentuale di vento e lo stava diventando anche per il kite.

Il Corso di Kitesurf a Fuerteventura

Fu così che a fine aprile 2002 atterrammo a Fuerteventura, destinazione René Egli, playa di Sotavento. Il nostro corso di kitesurf era articolato in cinque giorni e si svolgeva nell'immensa spiaggia di sotavento, dove con l'alta marea si formano grandi lagune utilizzate proprio per i corsi. Il corso era più o meno lo stesso dei corsi di kitesurf di oggi: teoria, pratica del kite a terra, body drag e l'ultimo giorno partenze con la tavola. La differenza stava nei materiali usati: dei kite a 2 cavi impossibili da sventare e che tiravano come forsennati pur essendo piccolissimi. Ricordo quanto era faticoso camminare su e giù per quelle lagune cercando di tener su quelle vele con un vento che sfiorava i 30 nodi. Purtroppo a causa del vento troopo forte non potemmo fare lezione l'ultimo giorno ma investimmo il rimborso che ci fu riconosciuto nell'acquisto del nostro primo kite: un NAISH ART 10mq a 4 linee (usato). Per l'epoca era già un bel kite visto che era uno dei primissimi a 4 linee e ciò significava con depower! Già un bel passo avanti dato che il corso invece lo avevamo fatto con kite a 2 sole linee.

I primi bordi e l'evoluzione dei materiali

Da Fuerteventura eravamo tornati in Italia con una vela (in due), ma niente tavola. Quindi ci mettemmo subito alla ricerca di una tavola. Un amico che aveva un negozio di surf dalle parti di Firenze ci prestò per le prime partenze una tavola direzionale "adattata". Era un surfino che Simone Vannucci aveva adattato con delle straps. Il passo seguente fu comprare la nostra prima tavola, ancora una volta una in due! La scelta ricadde su una Fanatic: una twintip lunga circa 160cm... enorme! E' con questa tavola che nell'estate del 2002 ho fatto i miei primi bordi, le prime boline e perfino i miei primissimi salti. Ed è sempre con questa tavola che mi sono procurata 5 punti di sutura sulla testa! Maledetto leash.

Oggi per fortuna nessuno usa più il leash, se non in rarissimi casi e con il caschetto... ma all'epoca ancora non immaginavo che fosse così pericoloso. A ripensarci è ovvio. Cadi e finisci sott'acqua mentre la vela ti trascina in avanti, la tavola ti segue con un bell'effetto molla e nel momento che riemergi ti centra la testa. L'incidente mi tenne qualche settimana fuori dall'acqua, ma la passione fu più forte della paura e in men che non si dica ero di nuovo in mare!

Nel 2002 eravamo ancora in pochi a fare kitesurf e questo ha fatto sì che ci conoscessimo e stringessimo amicizie. In spiaggia ad aspettare il vento eravamo sempre un bel gruppetto. Insieme abbiamo sperimentato le prime manovre, provato nuovi materiali, progredito.

Sergio ed io all'epoca eravamo studenti universitari e ciò significa pochi soldi ma tanto tempo libero! E questo tempo libero lo impiegavamo oltre che in mare per costruire le nostre prime tavole da kitesurf ed anche per realizzare il primissimo sito del tabularasa, per avere un luogo dove condividere la nostra passione per il kitesurf. Non eravamo gli unici ad autoprodurci le tavole, anzi era una cosa abbastanza comune. Il problema era che le tavole avevano una costruzione tipo surf e quindi seppure in epoxy e rinforzate spesso non resistevano alle manovre freestyle, soprattutto quando l'atterraggio non era dei migliori. Comunque per un paio di anni Sergio ha shapato parecchie tavole per noi e per qualche amico.

Nel frattempo le vele avevano fatto qualche passo avanti ed il kite si stava definitivamente avviando a diventare da sport estremo uno sport per tutti. Sergio aveva comprato una Naish Aereo 2 14mq ed io una Wipika AMP 8mq (Seconda serie, perché quelle della prima serie scoppiavano!). Le vele erano ancora senza sistema di sicurezza. Si attacava il chicken loop (che non aveva sistema di apertura rapida) direttamente al trapezio, spesso legandocelo dato che non c'era il così detto donkey dik. Quando il kite finiva in power zone, cosa che come ho detto succedeva abbastanza spesso, la sola cosa da fare era mollare tutto e sperare che cadendo a terra si sventasse quel tanto da permetterti di sfilare il chicken loop con la forza... arare la spiaggia a pelle d'orso era una pratica abbastanza comune!!
Per migliorare un po' la situazione cominciammo ad usare dei moschettoni wichard per assicurare l'ala al trapezio. Questi avevano una piccola cordicina che tirandola apriva il gancio e l'ala si sganciava... peccato che solitamente non funzionava quando era in trazione perchè mentre la vela ti trascina sull'acqua o sulla spiaggia non erano proprio così comodi da azionare e sganciare!

Tarifa 2005 il salto di qualità

L'estate del 2005 con un gruppetto di kiters decidemmo di fare un kitetrip in quella che era (e probabilmente è ancora oggi) la mecca del kitesurf: Tarifa. 
Il kitesurf, anche dalle nostre parti, era già divenuto molto popolare, ma a Tarifa era tutta un'altra storia. Centinaia di vele in acqua a perdita d'occhio, decine di atleti che si allenavano contemporaneamente... uno spettacolo incredibile! A Tarifa superai una volta per tutte le mie paure, in particolare la paura di incrociarmi con altri kiters ed a destreggiarmi con le precedenze, oltre che a eseguire qualche nuovo trick. Ma soprattutto da Tarifa tornammo con una tavola Nobile T5 nel bagagliaio. Si trattava della prima twintip con una costruzione sandwich, messa a punto da Nobile su imitazione delle tavole da snowboard. Le nuove tavole bolinavano con una facilità disarmante, non risentivano del chop nè della velocità e soprattutto non si rompevano nemmeno per un atterraggio sbagliato.  

5°Linea, Bow Kite, SLE e il balzo in avanti nella sicurezza

Il 2005 fu un anno di svolta per il kitesurf, e parallelamente per la mia progressione!

Ricordo quando fu introdotta la quinta linea: una figata! I nuovi kite con la quinta linea potevano essere rilanciati molto più facilmente dall'acqua, potevano essere sventati e giravano molto più veloci nelle rotazioni. Ma soprattutto erano più sicuri perché quando sganciavi la vela restava attaccata solo per la quinta linea, sventandosi completamente. Il problema era che solo le nuove ali ce l'avevano... e nemmeno tutte, per cui se non volevi cambiare la vela perché magari l'avevi comprata solo da qualche mese ti ingegnavi ad attaccarla all'asola per la pompa o a qualche altro punto della leading edge! (Ebbene sì confesso di averlo fatto). 

Intanto verso la fine del 2004 i fratelli legaignoux avevano brevettato in Francia il Bow Kite e nel 2005 avevano fatto la loro comparsa in spiaggia anche i primi bowkite insieme, finalmente, a dei sistemi di sgancio rapido (quick release). I Bowkite hanno rappresentato una vera svolta, forse la più significativa nel kitesurf perché grazie alla loro forma (ad arco piatto) e ad un sistema di briglie e carrucole, permettevano finalmente di sventare completamente l'ala, facendo passare il vento e tenendola in posizione neutra. Inoltre avevano un range di vento enorme rispetto ai kites a cui eravamo abituati. Fra i primi esemplari ricordo il Crossbow di Cabrinha o il Nova di Takoon. Fino ad allora un rider abbastanza leggero come me con una 12mq andava con 14 nodi, ma a 20 era già praticamente soprainvelato! 

Ricordo bene quei giorni. Non facevamo che parlare di 5°linea, 100% depower e di ala unica... chi sosteneva i C-kites con quinta linea, chi diceva che il bow era il futuro. Il problema è che i primi bowkite in effetti avevano diversi problemucci. Erano duri accidentati, perennemente in ritardo rispetto ai comandi sulla barra e i salti risultavano più difficili con quelle ali. 

Fu la generazione seguente di ali, quelle del 2006 a risolvere i problemi dei bowkites e a definire in pratica lo standard. Si trattava degli S.L.E. o kite ibridi che in pratica miravano a coniugare i vantaggi dei bow kite con quelli dei C Kite. (Nota Tecnica: in realtà S.L.E. sta semplicemente per supported leading Edge cioè L.E. supportata da un sistema di briglie. Da qui ne deriva che i Bow sono un caso specifico di S.L.E.). Forse uno dei più famosi, almeno nel nostro gruppetto, era il Best Waroo, ma non era il solo: c'erano Ocean Rodeo, Takoon e molti altri. Le ali dal 2006 in avanti hanno continuato ad evolvere e progredire ma senza più stravolgimenti o innovazioni di questa portata. Certo sono stati inventati altri shape (Delta, Sigma) e varianti sul numero di struts, ma niente a mio parere in confronto alle rivoluzioni di quell'anno in termini di sicurezza, maneggevolezza, semplicità d'uso.

Dal Freestyle al Waveriding

In quegli anni la mia passione era, ovviamente, il freestyle e con l'avvento dei kite più maneggevoli anche i miei triks migliorarono... sebbene lo confesso, non sono mai stata in grado neanche lontanamente di chiudere un HP, ma qualche manovra da sganciata l'avevo imparata.

Appena possibile facevamo qualche kitetrip: sardegna, corsica, capoverde, brasile, lanzarote... mentre in toscana i nostri home spot erano Calambrone e le spiagge bianche a Vada in inverno e Castiglione della Pescaia in estate.

E' stato verso il 2009-2010 che ho iniziato ad appassionarmi al surfino, contemporaneamente a molti dei miei amici e di tanti altri kiters. Inizialmente lo usavo con le strap e dividevo le uscite fra surfino e twintip, ma poco a poco il surfino ha preso il sopravvento ed è diventato rigorosamente strapless. In concomitanza ho anche iniziato a fare surf per cui le mie uscite sono sempre più orientate al wave. Certo starete pensando che "alla mia età" non posso certo più pensare di fare freestyle, per cui per forza devo darmi al wave! Sì, credo sia vero. Onestamente nel freestyle non vedevo più margine di progressione. Avevo raggiunto quello che mi sembrava il mio personale obiettivo e cominciavo ad annoiarmi, per cui mi sono rivolta verso altre sfide.  All'inizio è stato tutt'altro che facile. Confesso che le prime volte mi sentivo spesso scoraggiata e frustrata. Dalle rotazioni unhooked con kiteloop ero ripiombata nei problemi di bolina e cambio di direzione con strambata. Ma, come sempre, la voglia di stare in mare e la nuova passione per le onde hanno avuto la meglio!

Verso nuove sfide

Mentre scrivo queste righe rifletto sulle nuove sfide che mi si prospettano, sì perché la mia pancia sta crescendo e a fine agosto, fra meno di un mese, Sergio ed io diventeremo genitori. E' evidente che ci stiamo imbarcando in un viaggio tutto nuovo, dal quale per lo più non sappiamo bene cosa attenderci. In nove mesi di attesa ce n'è di tempo per riflettere e inevitabilmente i miei pensieri ogni tanto vanno anche al kite ed al surf. Dopo circa otto mesi all'asciutto mi sto rendendo conto di quando mi manca il contatto con il mare, perchè difficilmente il kitesurf ed il surf possono esser considerati semplicemente degli sport. Gli sport d'acqua sono un modo di essere, di esprimere sè stessi, un modo per ritrovarsi, per rilassarsi, per allontanarsi dai problemi e dalla routine, e la mia nuova sfida sarà di ritrovare tutto questo al più presto, di non dimenticare quanto le onde ed il vento sono importanti per me e magari, in futuro, trasmettere questa passione al piccolino che sta arrivando. 

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Autore: Vale

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