MOSES HYDROFOIL: INTERVISTA AL TOP BRAND ITALIANO

In una disciplina come l'hydrofoil che ha avuto una crescita vertiginosa in questi ultimi anni, Moses Hydrofoil è fin dagli inizi un punto di riferimento. Uno dei top brand del settore hydrofoil sia in Italia che all'estero. Per questo ci ha fatto davvero piacere fare quattro chiacchere con Jimmy Mazzanti, sales manager di Moses hydrofoil, nel tentativo di scoprire qualche retroscena, fare il punto sul kite foiling e scoprire come vedono il futuro del foiling in Moses... buona lettura!

Ciao Jimmy, oggi abbiamo il piacere di fare quattro chiacchere con te a proposito di Moses HydroFoil, un nome che è sinonimo di hydrofoil. Presentarti forse è superfluo, perchè sono davvero in pochi nel settore a non conoscerti... però ti chiedo ugualmente di dirci due parole su di te.  
 
Mi chiamo Jimmy Mazzanti e vivo di watersports da sempre. Alla fine degli anni 90, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in lavoro, con ruoli dirigenziali in aziende come Slingshot, Mystic e da dicembre 2015, Moses hydrofoils.  
 
Moses Hydrofoil è oggi uno dei top brand di hydrofoil. Un'azienda tutta italiana ma conosciuta ed affermata anche all'estero. Puoi raccontarci brevemente la storia di Moses Hydrofoil? Qual'è il loro background, come, quando e perchè hanno iniziato a sviluppare hydrofoil.   
 
Moses Hydrofoil nasce grazie alla passione di Ruben Panzavolta nel 2008, tutt’oggi presente in azienda come responsabile reparto produzione. Con l’acquisizione del marchio da parte della SAB Italy, nel 2014 avviene il passo da piccolo brand artigianale a realtà mondiale. 25 anni di esperienza in materiali compositi e nella progettazione di pale da elicottero in carbonio uniti a 10 anni di hydrofoil design hanno permesso alla SAB ed ai suoi ingegneri di portare sul mercato prodotti che oltre ad essere qualitativamente ineccepibili sono estremamente innovativi. Tutto 100% Italiano a partire dal tessuto di carbonio per finire alla viteria, la nostra nuova fabbrica Romagnola dove produciamo esclusivamente hydrofoil è certificata 4.0. Oggi grazie alla “follia” di 2 imprenditori come Baiardi e Bernabei, titolari SAB Italy, Moses hydrofoil è leader mondiale nella produzione di Hydrofoil in carbonio.  

 
 
E' più difficile per un'azienda italiana imporsi nel settore degli sport d'acqua?   
 
Direi il contrario, il Mondo ci riconosce lo sforzo produttivo ed economico di essere totalmente made in Italy. L’ Italia è sinonimo di qualità e design ovunque.   
 
Moses produce Hydrofoil da quasi 10 anni, per cui potremmo definirvi dei pionieri... cosa è cambiato in questi anni? Abbiamo già raggiunto la maturità in questo settore o ci sono ancora dei margini di sviluppo a livello tecnologico?   

La missione aziendale è di continuare a portare innovazione e rendere ogni giorno speso in acqua un giorno migliore. I margini di crescita in disegno e tecnologia sono sempre migliorabili. Non stop R&D per noi in Moses hydrofoil non è uno slogan ma uno sprone a fare meglio.  

  
 
Oggi Moses produce Foil per Surf, Sup, Windsurf e Kitesurf. In quale di questi sport vedete più margine di sviluppo?   
 
Il margine di sviluppo è il medesimo per tutte le discipline, la vera differenza sta nei praticanti. I surfisti nel Mondo sono ben oltre cento volte i Kiter ed i Windsurfer insieme. Ciò che si deve avere ben in testa è come dice l’amico Tony Logosz: “The big picture is Freeride”   


 
Per il kitesurf Moses hydrofoil propone attualmente vari kit completi, oltre alle personalizzazioni possibili scegliendo le componenti singolarmente. Quali caratteristiche sono importanti quando andiamo a comprare un foil. Quale consiglieresti per avvicinarsi a questa disciplina? E qual'è invece il vostro Best Seller.  
 
Attualmente la nostra proposta comprende derive di ben 6 differenti altezze, sette entro breve perché è mia intenzione proporre un 81 in gamma a chiudere il gap tra lo short ed il fluente. 6 diverse ali frontali e 4 stabilizzatori, questo per la sola disciplina Kitesurf. Chiaro che se da un lato l’ampiezza della gamma può generare indecisione nell’acquisto, dall’altro lascia al rider completa libertà di scelta in base al proprio livello ed allo spot. Ad esempio il 71 nasce da una richiesta specifica del nostro distributore Statunitense ma moltissimi sono gli spot dove l’altezza dell’acqua talvolta non è sufficiente per un 101. Tutto nella gamma hydrofoil di Moses è intercambiabile e permette al cliente di poter personalizzare il proprio kit in futuro se non nell’immediato. Cambiano le esigenze e gli obbiettivi personali, la disciplina si evolve così come la richiesta.
L’hydrofoil che meglio si adatta all’uso da parte di un neofita è il nostro short 71.
Best seller Fluente easy, Onda kite e Vorace GT. Il consiglio è di rivolgersi ad un rivenditore. Dopo un iniziale reticenza ora vi sono tanti professionisti che possono suggerire un acquisto mirato anche grazie a clinics organizzati presso la nostra sede  


Parliamo di materiali. Sono sempre più diffusi i Foil in Alluminio. Quali sono pro e contro di un Alu Foil e di un Carbon Foil?    
 
Il vantaggio di un foil in alluminio è chiaramente il costo della deriva, irrisorio se prodotta a livello industriale come barra da tagliare successivamente in diverse lunghezze. I contro sono il peso, la flessione e la torsione. Per poter dare una rigidità in flessione decente è assolutamente necessario aumentare lo spessore del trafilato e questo comporta un aumento di peso di almeno 3 volte rispetto ad una deriva equivalente in carbonio. Il problema è che l’hydrofoil è uno sport ad apprendimento esponenziale. Un rider di medio livello finirà con il ritrovarsi una deriva piegata ad arco. Il nostro Fluente, definito da più parti, rider esperti e riviste di settore, come best value for money sul mercato, ha un prezzo di soli 1340 euro al pubblico che non è poi così distante da un prodotto con mast in alluminio, ali e stabilizzatore ottenute in fusione con piccole percentuali di carbonio. Per chi viene dal windsurf suggerisco di pensare alla differenza tra un albero in alluminio, un Carbon 30 ed uno full carbon.    

 

E la tavola? Quanto è importante e quali caratteristiche dovrebbe avere?   
 
La tavola sino ad un livello intermedio/avanzato ha grande importanza, dopo di che deve solo essere adatta alla disciplina. Lo shape oramai si è uniformato potendo distinguere 3 categorie: Race / freeride e pocket, quest’ultima sarà la tendenza del 2019 vedasi la nostra attuale T38 e a breve la T 28  
Una volta che la linea scoop è corretto, la larghezza massima in corrispondenza delle straps anteriori o poco oltre, il tail a carena piatta per facilitare lo stacco dall’acqua, il fattore più importante diventa il peso. Più è leggera, meglio è.  

Come vedete il futuro? Il foil si imporrà soltanto nelle competizioni e nel settore del lightwind oppure si diffonderà sempre di più, magari a scapito di altre discipline?  

Il Foil era il futuro quando gli AC72 ci mostrarono come si potesse navigare a 25 nodi di bolina, con angoli inimmaginabili e oltre 40 di lasco nella baia di San Francisco. Era l’estate del 2013. Oggi il foil è il presente di qualunque rider di qualsivoglia disciplina semplicemente perché moltiplica il divertimento ampliando enormemente le condizioni a costi più bassi. L’hydrofoil è freeride, freestyle,semplice cruising, wave e solo per ultimo race.    

Ed a livello di prezzi? La forte espansione di questa disciplina porterà qualche vantaggio per gli acquirenti?  

I vantaggi per gli acquirenti sono già evidenti, difficile scendere ancora dando qualità. Chiaro che se chiamo carbonio un vetro pitturato tutto diventa possibile. Un nostro Vorace 101 GT in carbonio ad alto modulo esce al pubblico a 1690 euro, un Onda 91 a 1490 ed in ottica freeride con 8/10 nodi permette di navigare a 18/25 nodi con una normale ala pump da 10 metri. Ora, cosa costa una 17 o una 14? Allo stesso modo con 8 nodi ed un windsurf foil, una vela senza camber da 7, 7.5 surclassi in prestazioni un formula con una 12.5, non ti chiedo cosa costa un albero in carbonio per una 12 con il suo boma.  

https://moseshydrofoil.com/


COMMENTI

Autore: Vale

Ho incontrato il kitesurf nel 2002 ed è subito stato amore. Qualche anno dopo mi sono avvicinata anche al surf. Quando sono in acqua sono felice e se sei su questo sito probabilmente sai già di cosa sto parlando. Ci vediamo in acqua.

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