WHITEZU E LE ONDE ARTIFICIALI PER IL SURFSKATE

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In queste lunghe giornate di quarantena sono davvero tanti i surfisti e non che, disponendo di un piccolo spazio nel garage, in cortile o nel vialetto privato, si stanno dedicando al surfskate. E qualcuno (ok, lo confesso anche noi), ha addirittura pensato di realizzare qualche piccola struttura in legno per aumentare un po' il divertimento... 
Ebbene c'è chi, in tempi assolutamente non sospetti, è partito più o meno dallo stesso presupposto per realizzare delle vere e proprie onde artificiali su cui girare con un surfskate.  

In questi giorni abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere con il gentilissimo Matteo, ideatore delle onde artificiali per il surfskate training. 

In whitezu costruite onde artificiali, trasportabili per il surfskate...come vi è venuta questa idea?

Tutto è nato circa 6/7 anni fa, un momento in cui cominciava a crescere un po' ovunque il panorama del surfskate. Io avevo, ed ho, un'azienda che lavora vetroresina e proprio per questo ero stato contattato da alcuni amici surfisti, alcuni dei quali molto conosciuti qui in adriatico e non solo, per realizzare delle strutture, delle onde, per allenarsi con il surfskate.
L'idea era di realizzare delle strutture concepite specificamente per simulare un'onda e volevamo farlo con materiali che non richiedessero manutenzione e quindi potessero essere installate tranquillamente all'aperto, ad esempio nel giardino di un surfshop o di una surfschool o addirittura in spiaggia.
Io inizialmente ero scettico sull'utilizzo della resina per la costruzione di un'onda artificiale per lo skate, ma questo perchè all'epoca avevo in mente lo skateboard tradizionale e quindi pensavo a ruote piccole e rigide, strutture in cemento... Quando però mi hanno fatto vedere un surfskate e soprattutto le manovre che avevano in mente di fare su un'onda artificiale, ho capito che si poteva fare!
Così abbiamo costruito il primo prototipo nel nostro capannone a Cesena e da lì tutto è iniziato.

E quando avete capito che il vostro progetto funzionava e soprattutto che avrebbe potuto portare un valore aggiunto al surf training?

In realtà fin dagli inizi abbiamo capito che stavamo lavorando nella direzione giusta. Quando abbiamo ultimato il primo prototipo abbiamo chiamato un gruppo di skaters e di surfkater a provarlo nel nostro magazzino. Fra loro c'era Alessandro Servadei che è un po' il guru del surfskate training. Non appena lo abbiamo visto tracciare le prime linee sulla nostra onda artificiale abbiamo capito che ce l'avevamo fatta.
Da quella sera abbiamo continuato a lavorare sui nostri progetti, anche a stretto contatto con aziende di primo piano del mondo del surfskate e con atleti professionisti.
Una mattina poi, ero al lavoro, mi chiama Greg Falk (fondatore di Carver n.d.r.) di passaggio in Italia, dicendomi che avrebbe tanto voluto poter provare la nostra onda. Detto fatto, dopo un paio d'ore eravamo insieme davanti alla Surfskate Wave installata a Torre Pedrera sulla spiaggia. Io e tutto il gruppo di surfer eravamo chiaramente emozionatissimi di avere qui addirittura uno dei fondatori di Carver, ma quello che mi è rimasto nel cuore di quel giorno è quello che mi ha detto lui: “Sono io felice di essere qui e vedere finalmente usare i miei skate per quello per cui sono nati: surfare”. In California infatti mi ha spiegato Falk, tutti hanno un Carver ma in pochi lo usano per surfare, per quello ci sono le onde... lo skate lo usano per muoversi, passeggiare, arrivare allo spot.
Ecco lì, in quel momento, ci siamo sentiti davvero dei precursori e soprattutto abbiamo capito che stavamo andando nella giusta direzione.

Ci spiegate meglio com'è realizzata questa onda artificiale?

Le nostre onde artificiali sono composte da una struttura in acciaio inox e da un modulo in composito. Questo significa che possono resistere all'esterno alle intemperie, ma vuol dire anche che sono strutture leggere e trasportabili...
In più abbiamo pensato le nostre strutture come moduli, un po' come le lego, così ognuno a seconda delle esigenze e dello spazio che ha a disposizione può comporre la sua onda e farla più o meno lunga anche in base al progetto di didattica che ha in mente.

Sul vostro sito ci sono 3 modelli: Ondazero, Backyard Wave e Pro Training. Quali sono le differenze?

Quello che cambia sono le misure e le forme dei moduli che emulano tipologie differenti di onde.
Onda PROtraining ad esempio è il modulo più grande con cui si creano le strutture di riferimento per le competizioni, i corsi avanzati eccetera.

Backyard e ONDAzero invece sono i moduli più piccoli e addirittura trasportabili nel bagagliaio di un'auto, con i quali si possono creare configurazioni variabili in base allo spazio disponibile.

ONDAzero in particolare è il più piccolo e portatile, un modulo largo 80 cm, profondo 140 cm e alto 50cm che smontato sta in una scatola di cartone piatta... come un mobile dell'ikea!.

Qual'è la misura minima necessaria per provare manovre e quindi qual'è lo spazio minimo che è necessario avere a disposizione?

Se parliamo di Onda PROtraining, consigliamo di partire da un minimo di 12 metri di lunghezza, anche se abbiamo avuto dei pro giapponesi che sparavano manovre in soli 6 metri.
Mentre con i moduli ONDAzero sono sufficienti 3 moduli, per un totale di 2,40 metri per avere un'onda sulla quale provare tutte le manovre... quindi parliamo davvero di spazi molto piccoli. E qui vi lascio immaginare quanti se lo sono già piazzato nel cortile, sulla terrazza, nel garage e così via.


Con ONDAzero chiunque abbia un po' di spazio intorno a casa può avere la sua onda privata?

Esatto. Il nostro amico Alessandro Servadei dice che le nostre onde sono il wave garden dei poveri... ed in effetti rende bene l'idea. Questi moduli hanno certamente un costo, ma è evidente che non è paragonabile ai costi di una wave pool e di sicuro è un prezzo abbordabile per chi ad esempio gestisce una scuola di surf o di surfskate.
In questo senso un vero precursore è stato il papà di Edoardo Papa che già anni fa aveva costruito nella sua scuola surf una struttura in legno per permettere ad Edoardo, allora bambino, di allenarsi con un surfskate fuori dall'acqua.

Quanto può avvicinarsi al surf il movimento che possiamo fare con un surfskate su una delle vostre rampe?

Moltissimo e questo non siamo noi a dirlo. Non a caso sono sempre di più gli istruttori di surf che si stanno specializzando nella didattica del surfskate applicato al surf, stanno nascendo nuovi corsi eccetera. Il punto è ovviamente che il training dovrebbe essere guidato da un istruttore, perché altrimenti si rischia di allenarsi ma assimilando errori e quindi invece di progredire e avere dei benefici si rischia di cristallizzarsi su posture sbagliate.
Se prendiamo i moduli ONDAzero ad esempio, quelli sono perfetti per simulare ed allenarsi alle condizioni che abbiamo molto spesso qui in Adriatico, ma anche un po' in tutto il mediterraneo. Parliamo di onde piccole, dove essere veloci e precisi è fondamentale per riuscire a chiuderci una manovra sopra. Allenarsi su un'onda alta circa 50 cm e lunga meno di 2 metri e mezzo, ti obbliga a chiudere le manovre in modo preciso, perchè se vai a diritto sei già fuori... non ti perdona!
Questo accelera moltissimo l’apprendimento di un surfer principiante o di medio livello, che così quando tornerà in acqua potrà godersi più onde e con più soddisfazione.

Ma qual'è la differenza fra una delle vostre onde artificiali ed uno skate park?

Beh, ovviamente anche in uno skate park ci sono strutture molto carine per divertirsi, così come ogni angolo delle nostre città vale la pena di essere esplorato e surfato.
Le nostre onde in resina però offrono alcuni importanti vantaggi.
In primo luogo gli skate park sono progettati avendo in mente manovre con gli skate tradizionali, si possono certo usare anche con un surfskate per simulare un'onda ma non nascono per quello.
In secondo luogo il materiale con cui sono realizzate le nostre strutture, la resina, è più flessibile e le cadute qui sono un pochino meno traumatiche. Inoltre quando ci si allena per un paio di ore su cemento le articolazioni lavorano molto di più, mentre la risposta elastica del bank di una PROtraining facilita anche l’allenamento sotto questo aspetto.
In terzo luogo sono trasportabili e quindi possono essere montate ovunque.
Infine risolvono il problema di convivenza che qualche volta abbiamo negli skatepark fra gli skate tradizionali ed i surfskate. I surfskate sono gli ultimi arrivati e con le loro traiettorie differenti mal si conciliano con gli altri skaters...

Esistono delle vostre installazioni fisse, dove poter girare?

Al momento, in Italia ne esistono alcune:

Lo spot PROtraining di Torre Pedrera, presso il Belaburdela sulla spiaggia a Nord di Rimini (facebook.com/Onda-d-Legn-Carvers-Paradise)
che è anche il nostro home spot a pochi chilometri dalla nostra sede.

In Sardegna, lo spot PROtraining de L’Ultima Spiaggia vicino a Bari Sardo dove trovate Daniele (facebook.com/danieledeiana74). E’una location da tenere d’occhio.

Poi uno spot backyard a Binasco vicino a Milano, organizzato da K&K Garage.

A Levanto in Liguria, proprio fronte mare, c’è lo spot indoor di Brothers Surf Club che combina le nostre Backyard con alcune strutture autocostruite. E’ un bel gruppo che lavora molto bene, soprattutto con in bambini (facebook.com/pg/brothersurfclub/)

In Toscana bisogna scendere al Vag Surf Shop di San Vincenzo che ha una combo di ONDAbackyard e ONDAzero con cui allenarsi. (facebook.com/VagSurfShop/)

A Roma il punto di riferimento è l’Eurpark Energy & Adventure che dispone di una bella onda in legno (non nostra) ma anche di Backyard e ONDAzero per gli eventi che organizza in quella zona, il riferimento è Daniele Verdecchia di snowpress.org.

Per allenarsi con ONDAzero a Napoli e tutta la Campania, il riferimento è Livio Annunziata di SurfYourCity (www.surfyourcity.org)

Mentre in Puglia il punto di riferimento per un training con ONDAzero è Carlo Morelli di surfinsalento.it

A Milano, c’è North Shore che fin dal primo giorno ha creduto nel surfskate e nel nostro metodo organizzando eventi ONDAzero per i sui clienti facebook.com/SurfSkateMilano/

Nella zona di Bologna, Ferrara e Ravenna per ONDAzero e allenamento in park il riferimento e Andrea “Pakino” Grandi, fondatore di IT.board (https://www.facebook.com/IT.boardSK8/) e gran conoscitore di tutti i segreti delle nostre strutture.

Mentre in Veneto, per competenza tecnica e capacità di tradurre i movimenti del power surf su tutti i modelli di onda il riferimento è Ilaria.

Vorrei citare anche Franco della Huia Surf School (Senigallia) facebook.com/huiasurfschool/ e Big Air (Ancona) che lavorano molto bene per sviluppare il surfskate nelle Marche. Hanno una ottima didattica sviluppata sulla ONDAzero per i ragazzi e sono stati con noi in numerosi eventi organizzati in zona con tutti i modelli di onda, PROtraining, Backyard.

All’estero ci sono installazioni Backyard o ONDAzero in Spagna, Francia, Olanda, Germania, Polonia e Israele.

Alcune di queste sono gestite dai brand di surfskate o scuole surf per i loro eventi altre sono di privati.

Consentimi poi di ringraziare qui i clienti privati che hanno capito fin da subito l’importanza di avere la loro ONDAzero in terrazza, cortile o garage e che si godono la possibilità di allenarsi anche quando non riescono ad andare in mare.


E quindi a questo punto è d'obbligo l'ultima domanda: dove si possono comprare queste strutture?

Dal nostro sito www.whitezu.com è possibile registrarsi con la propria email per scaricare il catalogo con i prezzi e ci sono i contatti per acquistare direttamente da noi.

 


COMMENTI

Autore: Vale

Ho incontrato il kitesurf nel 2002 ed è subito stato amore. Qualche anno dopo mi sono avvicinata anche al surf. Quando sono in acqua sono felice e se sei su questo sito probabilmente sai già di cosa sto parlando. Ci vediamo in acqua.